La città dei ladri - David Benioff


Trama: 1941, è l'ultimo dell'anno e Lev Beniov, ragazzo diciassettenne, è solo a Leningrado, la città sotto assedio in cui vige la legge marziale. La madre e la sorella sono evacuate a settembre prima che l'assedio cominciasse; il padre è stato richiamato alle armi nel 1937. I guai di Lev cominciano quando un paracadutista tedesco, morto assiderato, atterra sulla sua strada, il ragazzo abbandona la sua postazione di pompiere e ruba il coltello al tedesco, ma viene arrestato dai soldati russi e incarcerato con la minaccia di condanna a morte, prevista dalla legge marziale. Il suo compagno di cella è il ventenne Kolja, disertore cosacco presuntuoso e sprezzante che non manca di prenderlo in giro per il suo grosso naso da ebreo. L'ostilità iniziale tra i due ragazzi si trasforma però presto nei più stretto e solido dei legami. Il colonnello dell'esercito, Grechko, decide di risparmiare la vita dei due affidando loro un compito pressoché impossibile in una città che sta morendo di fame: trovare in cinque giorni una dozzina di uova per la torta di nozze della figlia.
Titolo: La città dei ladri
Autore: David Benioff
Casa Editrice: Beat
Anno pubblicazione: 2011
Pagine: 281
Ogni promessa è un debito e io a Pontremoli, il 16 luglio scorso, ho promesso a Dario Vergassola che avrei letto questo libro da lui reputato bellissimo. Ed eccomi qui, ho impiegato tre mesi, ma il romanzo non mi ha delusa. Vergassola in quell'occasione ha confessato di non seguire alcun social, per cui credo proprio che Stefi (che custodisce il suo numero di cellulare) dovrà mandargli un sms con questa frase "Avevi ragione! La città dei ladri è proprio un bel libro! Grazie del suggerimento!".
Questo romanzo, ambientato in Russia durante la seconda guerra mondiale, è un libro di guerra e d'avventura, una storia di formazione e anche un romanzo picaresco (si può dire picaresco?) se lo intendiamo come una storia di viaggio in cui accadono fatti incredibili. La vicenda prende l'avvio in America ai giorni nostri: l'io narrante ci racconta dei propri nonni, due immigrati russi di religione ebraica. Un nonno e una nonna apparentemente come tanti, ma quando un giorno il nipote chiederà  di sapere qualcosa di più delle loro storia emergerà un passato sorprendente che ci porterà in Russia, nel 1942 "la prima settimana dell'anno, la settimana in cui si innamorò di mia nonna, conobbe il suo migliore amico e uccise due tedeschi". Una settimana incredibile, spaventosa, intensa, rivoluzionaria, un breve lasso di tempo che cambia e sconvolge tutta la vita del giovane Lev, rimasto a Leningrado mentre madre e sorella sono fuggite lontano dai bombardamenti. Durante una delle sere di vigilanza come "soldato del fuoro" (ossia addetto a spegnere incendi in caso di bombardamenti), Lev e i suoi amici vedono un tedesco cadere fuori dal suo aereo: un morto, che plana dolcemente sulla città, attaccato al suo paracadute. A questo punto il gruppo si macchia di un crimine all'epoca punito con la fucilazione: lo sciacallaggio. Tra tutti, solo Lev viene catturato e rischia di venir fucilato. In cella fa la conoscenza con un disertore, Kolja, in attesa di giudizio come lui. Al mattino i due, per aver salva la vita,  riceveranno l'incarico di trovare una dozzina di uova per la torta nunziale della figlia del colonnello e da quel momento il lettore capirà, senza possibilità di fraintendimenti, l'assurdità della guerra. L'orrore si alterna al senso del ridicolo, la fugacità della vita fa a pugni con gli istinti bassi e primari che animano tutti, in una Leningrado in cui abitano gli orchi e non in senso figurato. Eppure Kolja con la sua bellezza e leggerezza sembra non lasciarsi intaccare dalla bruttura, come se il suo intelletto volesse sorvolare su quanto di più bestiale spinge gli uomini, sulle incongruenze, pur essendo lui stesso scandalosamente fisico e sensuale.
Ecco, se vogliamo dirla tutta, questo è un libro che a tratti può pesantemente infastidire la sensibilità femminile: complice la guerra, la fame e la povertà quello che spicca è una carnalità volgare, fatta di buchi da riempire (e scusate il termine) che disturba e non poco, ma che forse presenta una realtà del momento, quando tutto viene spogliato da ogni gentilezza e non ci sono metafore o circonlocuzioni di sorta. Resta la carne che reclama, una fame insaziabile da placare o una merce di scambio per una fame di vita.
Kolja diventa il mentore di Lev: lo istruisce, lo guida, ne affina i sensi e l'intelletto. Kolja è un personaggio meraviglioso: scanzonato, ironico ed irresistibile, leggero nel senso migliore del termine, fino al punto di non rinunciare al sorriso in nessuna situazione, nemmeno quando è in pericolo la sua stessa vita. Insieme a Lev e Kolja il lettore getterà lo sguardo su situazioni intollerabili, momenti della storia che si vorrebbero dimenticare, ma che sono invece profondamente veri, dolorosi e al tempo stesso imbarazzanti. Non esistono eroi, vinti o vincitori: tutti insieme nel fango, a contorcersi per trovare una via di fuga, un modo per salvarsi a discapito degli altri, una violenza cruda e atroce, da mozzare il fiato. Resta solo il sorriso di Kolja a gettare una luce di vita e di umanità: una lezione che Lev imparerà e ricorderà.
Un finale sorprendente ci fa ridere con le lacrime e un'ultima sibillina frase getta un senso su tutte le vicende, come la soluzione di un rebus.
Veramente un bel libro Signor Vergassola! Grazie!



CONVERSATION

15 commenti:

  1. Questo libro mi incuriosisce . Lo aggiungo alla mia wish list !

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    1. E' un bel libro Laura, ma alcuni episodi raccontati sono un pugno nello stomaco.

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  2. Buongiorno Lea, avevo adocchiato questo libro in libreria, attirata dalla bellissima copertina, ma poi lo avevo lasciato giù perché turbata da alcuni passaggi che ho scorso velocemente (si vede che invecchiando divento troppo "sensibile"). La tua recensione però mi suggerisce una scrittura potente e una storia intensa, e mi ha fatto venire in mente la persona perfetta a cui regalarlo... per poi rubarglielo, è ovvio!
    Buona settimana da Eva

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    1. Ciao Eva,
      sicuramente un libro che ricorderò a lungo. Penso che ti possa piacere, escludendo alcune scene (sto invecchiando pure io o forse sono nata vecchia). ;-)

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  3. Ho letto questo libro parecchio tempo fa e ricordo di averlo adorato. Benioff è anche sceneggiatore e questo si sente parecchio nel libro, che ha una vividezza davvero cinematografica. Sono proprio contenta che tu l'abbia apprezzato Lea!

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    1. Hai proprio ragione Nadia! Speriamo che arrivi presto anche la trasposizione cinematografica.

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  4. So che è bello ma preferisco passare oltre ^_^

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    1. Sì Patrizia, è abbastanza crudo, ma preso nel suo insieme è proprio un bel libro.

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  5. Non lo conoscevo, sicuramente lo leggerò! Grazie a Lea per la bella recensione e al Signor Vergassola per la dritta!

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    1. Grazie Tessa! E stato un proseguimento ideale dell'altro romanzo che abbiamo letto tutte e due (I coraggiosi ecc): da Malta però mi sono spostata a Leningrado. L'ironia qui era molto più corrosiva.

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  6. Ciao Stefi e Lea! Ho nominato il vostro blog per il Blogger Recognition Award! Se volete, vi aspetto QUI. :)

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    1. Ho visto ora: grazie! Con i nostri tempi bradipeschi arriveremo.
      Baci Lea
      :-)

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  7. brava Lea che mantieni le promesse! Io intanto ho segnato eh

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    1. Grazie Chiara! Sempre mantenere le promesse, ma senza darsi un limite di tempo ;-)
      Lea

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