Crepapelle - Paola Rondini

TRAMA

Un foglio di carta (carta buona e spessa) pieno di frasi all’apparenza senza senso e firmato Crepapelle è ciò che Edo, anziano dalla pelle ambrata e dalle spalle resistenti, maestro nel fare il nodo alla cravatta, distribuisce una volta al mese agli automobilisti fermi al semaforo, distogliendoli dalla frenesia di un'altra giornata frettolosa.
Per Giacomo, chirurgo plastico dal successo programmato con cura maniacale, quel foglio e quella firma diventano un elemento di disturbo che offusca l'occhio millimetrico e rende insicuro il bisturi. La sua routine trionfale salta e, nell'esplosione, si frantuma anche la vita di una sua paziente, già sedata e pronta a ricevere la sua dose di futuro. Lei è Greta, una ragazza di cinquant'anni, fresca di divorzio e in corsa per la sua seconda chance. Da quel momento, per i due protagonisti niente sarà più come prima e niente tornerà al suo posto.
Rondini esplora il caos che, ingovernabile, inceppa gli ingranaggi, li devia, e lo fa muovendosi tra solitudini eroiche e smania di perfezione, e suggestive incursioni nel passato dove l'amore (o la follia) ha vinto tutto, anche la morte, forse.

Una nota particolare va dedicata alla copertina, omaggio dell’artista americano Zio Ziegler al romanzo, all’autrice e all’editore, e che riassume alla perfezione Edo, il suo sguardo sul mondo e le imperscrutabili intersezioni che legano i vari protagonisti e, di riflesso, i lettori.
Titolo: Crepapelle • Autrice: Paola Rondini • Editore: Intrecci Edizioni • Pagine: 172 • Prezzo: € 14,00 • 
ISBN: 9788899550301 
La definizione che dà il dizionaro di ridere o mangiare a crepapelle è "fino a scoppiare, a non poterne più". Ed é proprio questa la sensazione che provano i protagonisti di questo romanzo, messi alla prova da eventi casuali che li portano a cercare una via di fuga.
Giacomo Selvi è un chirurgo estetico che si è fatto un nome, conosciuto per i suoi "lavori" impeccabili, che ha avuto un'infanzia dorata agli occhi dei più, ma impegnativa e difficoltosa. Cresciuto con un padre donnaiolo e  una madre che riversava tutte le sue frustrazioni nell'alcol e nel rendere Giacomo il figlio perfetto, quello bello e bravo, da adulto Giacomo continua a ricercare la perfezione, tentando di ricrearla nei volti che modella e plasma secondo i desideri di donne frustrate e insoddisfatte.
Greta Lensi è una donna divorziata, ha trascorso la vita a crescere un figlio che ormai ha già spiccato il volo e l'aver soffiato sulla cinquantesima candelina per lei è come aver chiuso un ciclo senza aver validi motivi per intraprenderne uno nuovo. Almeno non con la sua pelle. Un volto nuovo, senza i segni del tempo, potrebbe essere la soluzione per voltare pagina. La mano che dovrà operare la magia sarà quella di Giacomo, il migliore in fatto di magie.

"Quel giorno, quella clinica, quel chirurgo."

Quel giorno Greta sale su un taxi pronta a cambiare aspetto e vita.
Anche Giacomo sale in auto, ma senza grosse emozioni, pronto per affrontare una giornata in cui farà ciò che gli riesce meglio, per cui è ben pagato.
La sua strada incrocia quella di un anziano signore, distinto, ben vestito, che al semaforo fa scivolare nella sua macchina, attraverso il finestrino, un foglio di carta bianca, spessa, resistente, con su scritti dei versi criptici a firma "Crepapelle" e con il simbolo della lemniscata (l'otto rovesciato che simboleggia l'infinito) tracciato al centro: 

"Due espressioni / Vedi l'occhio diverso? / Vibrazioni, spostamenti / La porta è sempre aperta"
Coincidenze
Quando varca le porte della sala operatoria, Giacomo non è più lo stesso uomo sicuro e baldanzoso uscito di casa, quelle parole hanno smosso qualcosa dentro di lui e quando trova Greta stesa sul tavolo operatorio, già sotto l'effetto dell'anestetico, e nota il simbolo della lemniscata tatuato sul suo polso, quel piccolo movimento diventa un'onda che lo travolge e gli fa abbandonare quella donna, che ha affrontato un percorso di dubbi e paure, senza la ricompensa di una nuova giovinezza.
Coincidenze

Il racconto del peregrinare emotivo dei due protagonisti, narrato in terza persona è intervallato dal racconto in prima persona, scritto in corsivo, delle vicende di Edo e Giselda, due bambini che nella primavera del 1944 cercano di fuggire agli orrori della guerra. Negli andirivieni da e per il rifugio sotterraneo nella Chiesa del paese, si aggrappano l'un l'altra e insieme trovano un mondo dove le brutture non esistono, regna la tranquillità  e la gioia di ritrovarsi e viversi.
Questa parte, che è anche quella che ho più amato (ho proprio voluto bene a Edo e Giselda come fossero quasi figli miei) sembra non aver collegamento con le vicende di Giacomo e Greta. Come spesso accade, ciò che sembra non è, e alla fine del romanzo l'intreccio appare chiaro al lettore.

"Una fuga inizia sempre con un'accelerazione, una sbandata. Non si pensa a dosarsi, a quanto fiato si avrà, quanto reggeranno i muscoli, i nervi, il cuore. Quando si fugge da se stessi, poi, bisogna essere certi di dare subito lo strappo più energico, altrimenti la carne non si lacera, la pelle non si spacca, la mente non si divincola, mollando ogni presa." 
Le coincidenze generate dal caso, gli incontri casuali, avvengono in modo accidentale e inaspettato, ma spesso sono meno casuali di quanto appaiano (cit.Wikipedia).
Come disse Jung "Nella vita nulla accade per caso".
Questo è un romanzo che non ha un'unica chiave di lettura, ogni lettore può trarre le proprie conclusioni in relazione alle esperienze vissute e al tipo di pelle che sente di indossare.
Un romanzo intimista e, forse, visionario, che dà un significato decisamente ottimista agli imprevisti della vita e che invita a cogliere i messaggi che il destino ci porta.
Ringrazio Anna Ardissone per avermi fornito la copia digitale.



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