Torto marcio - Alessandro Robecchi

Trama: Tre luoghi di Milano, vicini sulla mappa ma lontanissimi tra loro, per il nuovo romanzo di Robecchi: la casa di Carlo Monterossi, autore televisivo di una trasmissione trash (di cui si vergogna), cultore di Bob Dylan e detective per caso; il quartiere malfamato attorno a San Siro, un mercato degli alloggi governato dai calabresi, dal collettivo di sinistra e dagli africani che si dividono democraticamente spazi e spacci; infine la questura dove lavorano in tandem il sovrintendente Carella e il vice Ghezzi. Nel centro di Milano hanno sparato a un commerciante di carni, sessantenne ricco e senza ombre, ma c'è una nota stonata: sul cadavere un sasso bianco, liscio, rotondo, poggiato sul petto. Dopo pochi giorni un altro omicidio con le stesse modalità - ancora una volta una pietra sul corpo - getta la città nel panico. Una firma? L'assassino dei sassi occupa le pagine dei giornali, radio e tv, compresa la trasmissione "Crazy Love" che Carlo Monterossi sta finalmente per abbandonare e non ne vede l'ora. Ed è in questo frangente che l'agente di Carlo, Katia Sironi, la sua alleata per la vita, chiede aiuto: la madre anziana è stata derubata in casa di alcuni gioielli, tra cui un anello preziosissimo. E così Carlo, "l'uomo curioso", "l'uomo che risolve problemi", con l'amico Oscar Falcone si mette a caccia dell'anello, solo che nella ricerca della pietra preziosa si imbatte nelle pietre degli omicidi, che nel frattempo sono diventati tre. Da San Siro a via Manzoni, dalle cantine degli alloggi popolari a un albergo sul lago, le indagini di Carella e Ghezzi si incrociano con quelle di Monterossi, finché i conti finiranno, amaramente, per tornare per tutti.
Titolo: Torto marcio
Autore: Alessandro Robecchi
Casa editrice: Sellerio
Anno edizione: 2017
Pagine: 415
Parlando di letture ammetto con piacere che spesso seguo i consigli altrui, perché quasi sempre mi conducono in territori sconosciuti e verso nuovi amori letterari.
A questo proposito, quando due settimane fa una mia utente ha riportato questo libro in biblioteca sostenendo di averlo amato molto e che alcune parti l'avevano fatta ridere tantissimo, subitaneamente ho deciso di mettere in coda tutte le letture programmate per seguire questo impulso. E' una cosa veramente magica, una reazione a catena inarrestabile, ma alla fine siamo tutti diversi e il libro mi è piaciuto, ma non per i motivi per il quale mi era stato suggerito. Premetto che è uno di quei libri che dopo che l'hai chiuso acquista maggior pregnanza, come se lavorasse in modo silenzioso e un po' nascosto su alcune sensazioni, come se acquistasse gusto e sapore nel ripensarci. Decanta.
E' un giallo ambientato a Milano (di nuovo a Milano dopo la Teruzzi) e porta avanti parallelamente tre vicende: quelle di Francesco, un giovane che vive in un quartiere degradato e che non riesce a trovare un'occupazione fissa, quella dei poliziotti Ghezzi e Carella che seguono dei casi di omicidio collegati (forse a firma di un serial killer) e infine quella di Carlo Monterossi autore di un programma televisivo molto trash (dal quale vorrebbe chiamarsi fuori) e del suo strano amico Oscar Falcone.
Di Francesco non si sa cosa pensare. Come collocarlo all'interno della storia? Ne sarà l'eroe o la vittima?
Le indagini di Carella e Ghezzi invece hanno, almeno apparentemente, un'atmosfera più lieve, considerato che insieme alla loro squadra investigativa sono costretti ad lavorare in incognito sugli omicidi ed eleggono come sede delle operazioni la casa di Ghezzi,  con la moglie del poliziotto, la signora Rosa, che si inserisce nelle investigazioni, aiutando e al tempo stesso coccolando il gruppo a suon di pasta e fagioli, di ravioli e di altre prelibatezze.
Dove il discorso si fa più raffinato ed interessante, e a mio gusto molto più intrigante, è quando la narrazione riguarda Monterossi. Sono sue le considerazioni più importanti sulla vita, sull'amore, sulla tv spazzatura e sulle vicende umane. Le comparse dello scaltro amico Oscar Falcone non fanno che sottolineare il fascino di Carlo. Carlo che disprezza il proprio lavoro, che rimpiange una donna che non tornerà, che osserva il folle circo mediatico messo in piedi dalla starlette della sua trasmissione  cercando di contenerne i danni e che condisce i propri pensieri con le canzoni di Bob Dylan, del quale è un fine conoscitore.
Le tre vicende inevitabilmente convergeranno, per portarci al torto marcio del titolo, all'insensatezza della morte e della vita. 
Un giallo ben congegnato che riesce a miscelare con naturalezza momenti ironici e divertenti, con altri di riflessione. Francesco rappresenta il fallimento di una certa ideologia di sinistra che in passato poteva essere rivendicata con orgoglio e che ora viene descritta come compromessa, scesa a patti, tra piccole bande dei rioni popolari che si spartiscono le miserie di gente che non ha più nulla in cui sperare, tra anziani trascurati ed immigrati in balia dei rovesci della vita. A "Curre curre guagliò" dei 99 posse, si sostituisce la voce senza tempo di Bob Dylan di "Most of the time".
Una chiusa finale che fa l'occhiolino alla Serie infernale della Christie sottolinea che Robecchi all' inventiva unisce il mestiere e che il libro si può leggere a più livelli e chissà, nella mia ignoranza, quanti rimandi mi sono sfuggiti. Non mi resta che recuperare gli altri suoi libri e come mi riprometto da tempo, di andare a leggere Scerbanenco, per addentrarmi maggiormente in questa Milano ed andare alle origini del nostro giallo all'italiana.
Chiudo con un brano che parla di una trasferta romana di Carlo e che mi ha fatta sorridere, perché ci ho visto l'ennesimo richiamo. I libri tra loro si parlano, gli autori gettano ponti. A voi chi viene in mente?
 
"C'è quell'aria che c'è a Roma prima dell'estate, che è come se la chiamasse, la trascinasse giù lungo il fiume, perché quella primavera ha un profumo insostenibile.
Non c'è niente di più fuori posto di un milanese a Roma, del resto, e niente di più ridicolo di chi cala dalla capitale dei soldi a quella dei papi, e si sorprende di restare a bocca aperta ad ogni angolo, anche attraversando distratto la strada, come fa ora Carlo. Così che uno gli frena accanto, lo sfiora con la fiancata della macchina e gli urla dal finestrino aperto:
"Oh, che stai a porta' a caca' er morto?" e poi sgomma via..."
 
Un libro da leggere ed assaporare.

CONVERSATION

11 commenti:

  1. Bellissima recensione e un bel libro ^_^

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  2. Buongiorno Lea, ho sentito parlare Robecchi al salone del libro qualche anno fa, vicino al Malvaldi e a Manzini è forse passato un po' inosservato, però indubbiamente anche la sua parlantina è degna di nota. Ci penso spesso e non mi decido mai. La tua recensione però fa pendere l'ago della bilancia...

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    1. Ciao Baba, Robecchi ha uno stile tutto suo. Credo sia come il suo personaggio Carlo: misurato e di classe.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Lo stabilimento balneare dove vado ha una piccola biblioteca e mi pare di aver visto qualcosa di Robecchi... la tua recensione mi ha fatto venire voglia di dargli una possibilità.

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    1. Secondo me merita Lisse! Poi leggerò la tua opinione.
      Bello lo stabilimento balneare con biblioteca!

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  5. Lo hanno consigliato anche a me e non mi convinceva, invece piano piano a forza di recensioni positive ci sto facendo un pensierino :) non sono in periodo di gialli, però non si sa mai

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    1. Ciao Silvia, io l'ho trovato intrigante. L'unica difficoltà è quella, all'inizio, di capire e memorizzare i vari personaggi.

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  6. Segno! Poi è un giallo e ci vado a nozze :)

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    1. Segna, segna. Giallo d'impostazione classica.
      Ciao Anna.

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