Piccole grandi cose - Jodi Picoult

TRAMA
Da più di vent’anni, Ruth Jefferson è infermiera ostetrica al Mercy-West Haven Hospital. Durante il proprio turno, mentre sta effettuando il check-up di un neonato, viene improvvisamente allontanata: i genitori di Davis sono bianchi suprematisti e non vogliono che Ruth, afroamericana, tocchi il bambino. L’ospedale soddisfa la loro richiesta e impedisce a Ruth di avvicinarsi a Davis, ma il giorno successivo il piccolo ha delle complicanze cardiache proprio mentre Ruth è l’unica ostetrica in servizio. Intervenire oppure no? Obbedire all’esplicito divieto di toccare il bambino oppure al dovere etico di soccorrerlo? Ruth esita prima di effettuare il massaggio cardiaco, il bimbo muore e lei finisce per essere accusata di omicidio colposo. Kennedy McQuarrie, avvocatessa bianca, sceglie di impostare una linea difensiva che escluda a priori l’ipotesi di razzismo nei confronti dell’infermiera. Sarà la scelta giusta? Ruth e l’avvocatessa faticano a trovare un modo di intendersi, ma la vicenda giudiziaria si rivelerà infine utile a entrambe per capire molto di più di se stesse e soprattutto per guardare il mondo da una nuova prospettiva. 
Titolo: Piccole grandi cose
Autore: Jodi Picoult
Editore: Corbaccio
N.pagine: 504
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 9788867002870

 

Che io sia un'estimatrice di Jodi Picoult credo ormai lo sappiano anche i sassi. Di lei ho letto quasi tutto. Della sua scrittura mi piace il modo in cui mette il lettore di fronte ad una questione e scardina punto dopo punto ogni sua certezza, fino a farlo dubitare in ciò che ha sempre dato per assodato.
Quando ho saputo che usciva il suo nuovo romanzo e ne ho visto la sinossi, ho desiderato subito leggerlo, ben sapendo che avrei dovuto spogliarmi di tutte le mie certezze di fronte ad un argomento così spinoso come la questione razziale.
La storia è quella di Ruth, afroamericana, la cui madre ha sempre lavorato duramente come governante per poter garantire a lei e alla sorella un futuro dignitoso. 
Ruth, cresciuta con la figlia del  "padrone" come fossero sorelle, desidera ardentemente poter avere nella vita un ruolo che la ponga alla pari con i bianchi e si impegna al massimo per riuscirci. Studia sodo e riesce ad entrare alla Yale University e si laurea come infermiera. Sceglie di abitare in un quartiere residenziale bianco dove cresce un figlio dandogli le migliori opportunità.
La sorella invece è convinta che per quanto Ruth si impegni, agli occhi di un bianco sarà sempre diversa, sarà sempre una di colore.
Ora immaginatevi di essere sul vostro posto di lavoro e di fare ciò che avete sempre fatto al meglio e che vi stia riuscendo anche bene, quando vi dicono che dovete fermarvi, che non potete continuare a fare il vostro lavoro perché siete troppo biondi, o troppo alti o avete il naso troppo a patata. E per il vostro lavoro non è necessario essere castani, o bassi, o avere il naso aquilino.
E' quello che succede a Ruth quando facendo il suo lavoro di ostetrica su un neonato, come ha fatto milioni di altre volte nella sua ventennale carriera, le viene imposto di non toccare più quel bambino: è il figlio di due esponenti della Supremazia Ariana, che a vent'anni vantano numerosi raduni durante i quali proclamano la superiorità della razza bianca e reclutano nuovi combattenti per la causa.
L'ospedale asseconda la richiesta e Ruth è costretta a malincuore ad accettare questa imposizione. 
Succede però che si ritrovi per qualche minuto sola con il neonato e che questo abbia un arresto cardiorespiratorio e che si trovi di fronte ad una scelta: obbedire agli ordini o alla propria coscienza?
Ruth sceglie quest'ultima, ma nonostante tutto il bimbo muore, e per Ruth inizia un incubo: l'accusa di omicidio, la sospensione dal servizio, il processo. Viene difesa da Kennedy McQuarrie, avvocatessa d'ufficio, bianca. Inizia per entrambe e per il lettore un viaggio nella quotidianità di una persona di colore e ognuna delle parti, lettore compreso, inizierà a dubitare di se stesso e di ciò che ha sempre pensato in merito. 
La mia conclusione è che nello sforzo di voler ignorare le differenze, queste saltino subito all'occhio di chi ci sta intorno e che la tolleranza passi dall'accettazione delle nostre particolarità, perché, pelle a parte, siamo comunque tutti diversi anche quando potrebbe sembrare il contrario.
Si nota l'urgenza con la quale Jodi Picoult vuole far luce sul "razzismo inconsapevole", scandagliando ogni minimo aspetto, cosa che mi ha reso la lettura meno coinvolgente rispetto agli altri suoi lavori, pur facendomela apprezzare molto.

 

CONVERSATION

14 commenti:

  1. Buongiorno Stefy, anch'io sono un'estimatrice della Picoult e anch'io ho subito desiderato leggere questo suo ultimo lavoro. Io l'ho trovato splendido, scritto come al solito molto bene, e come al solito capace di offrire al lettore diversi punti di vista di una stessa questione, forzandolo a mettere in discussione sè stesso e le proprie convinzioni (o illusioni). Molto probabilmente il razzismo e soprattutto la discriminazione nei confronti delle persone di colore sono un problema molto più pesante negli US che qui da noi in Italia, non foss'altro per la "rarità" relativa della presenza di persone diverse dalla "norma" bianca nella maggior parte dei nostri contesti: ad esempio io, che pur vivo in una realtà abbastanza media di Roma, non ne conosco e non ne vedo negli ambienti che frequento (scuola, lavoro, sport). Probabilmente qui da noi c'è ancora troppa "autosegregazione", le persone arrivate da poco, immigrati di prima generazione, tendono a fare gruppo a sé, e qui da noi non si vedono ancora tanti immigrati di seconda o addirittura terza generazione come a esempio in Francia o in UK. Però questo romanzo mi ha fatto riflettere soprattutto su quello che Jodi chiama "razzismo inconsapevole": nessuno di noi bianchi si sofferma mai a pensare al peso che il colore della sua pelle ha nell'ambiente che frequenta, è un dato di fatto acquisito che noi bianchi siamo la "norma". Pensa quando leggiamo un romanzo: non ci viene detto di che colore è la pelle dei protagonisti, a meno che non sia nero... Soprattutto mi ha colpito tantissimo un passaggio in particolare di questo splendido romanzo: al contrario dei neri, nessun bianco cresce con l'idea e l'acuta consapevolezza che quello che fa, in bene o in male, ricadrà in positivo o in negativo su tutti quelli della sua "razza". Io ho pensato tanto, leggendo questo libro, mi sono arrabbiata, ho riflettuto e anche pianto. Che brava Jodi Picoult.
    Ciao da Eva

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    1. Ops, ma quanto ho scritto? Scusami per il commento logorroico...

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    2. Mi inserisco. Leggerò anch'io il romanzo che mi attira parecchio. Ho letto con interesse anche il tuo pensiero, Eva, e sono d'accordo con te. Io ho avuto la possibilità di lavorare con persone di colore, frequentando l'università con ragazzi africani e vedendoli poi impegnati nel lavoro in corsia. Alcuni hanno fatto carriera, alcuni erano bravissimi, altri avevano più difficoltà, esattamente come "noi" bianchi. E nella Verona anni '90 ho notato che, a parte qualche caso, chi si dava fare si integrava bene. Più difficile l'integrazione invece di altre etnie (i palestinesi, ad esempio, tendenzialmente stavano per conto loro). Ma , come dici, tu, negli USA le cose credo siano molto diverse! Grazie per lo spunto e per i pensieri!

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    3. Ti ringrazio Eva per il tuo pensiero. Anch'io come te in parecchi passaggi mi sono arrabbiata, salvo poi fermarmi a riflettere su quanto io sia autorizzata ad arrabbiarmi e su come anch'io abbia sempre dato per scontate certe cose che scontate in realtà non sono.
      Jodi Picoult è maestra in questo, è un romanzo che andrebbe letto da tutti, perché se è vero che da noi la questione viene vissuta in maniera minore è anche perché gli immigrati, come dici tu, tendono a far gruppo a sè. Siamo ancora molto lontani dal concetto di integrazione.
      Bacio, Stefi

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    4. E grazie anche a te, Tessa per la tua testimonianza. Attendo il tuo parere sul libro ;)
      Baci

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  2. Ciao Stefy! Anche io amo la Picoult e sicuramente leggerò questo libro! Il tema che questa volta l'autrice tratta non è leggero ma forse è proprio questo il motivo che mi attira di più!

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    1. Ciao!
      E' vero che questo romanzo tratta un tema importante, ma d'altronde la Picoult non affronta mai temi leggeri. La sua bravura sta proprio nello scardinare tutte le sovrastutture che nemmeno ci accorgiamo di avere.
      Un bacio

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    2. E' vero, sono d'accordo con te!

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  3. Ciao Stefania, arrivo tardi ma anch'io volevo esprimere il mio pensiero. Della Picoult ho letto La custode di mia sorella e La solitudine del lupo e, pur apprezzando molto di più il primo rispetto al secondo, concordo pienamente con te quando dici che l'autrice è bravissima a scardinare le nostre certezze e a farci riflettere. Non ho ancora letto questo libro e voglio farlo assolutamente, ma credo che, rispetto al nostro punto di vista, la questione razziale in America abbia un milione di risvolti che a noi non verrebbero mai in mente, in primis per la loro storia passata di paese schiavista. Già l'inizio della sinossi in effetti lascia basiti: in Italia sbandierare di essere accoliti della Supremazia Ariana credo costi quantomeno una denuncia, lì non solo è tutto "normale", ma l'ospedale dà ragione alla famiglia del bambino allontanando Ruth... già questo non è normale in un Paese che si considera la culla della democrazia e della libertà. Comunque mi hai messo molta curiosità e credo proprio che mi procurerò il libro!

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    1. Ciao Nadia.
      Hai perfettamente ragione quando dici che la questione razziale in America ha risvolti da noi impensabili, ma l'atteggiamento mentale di fronte alla persona di colore credo non sia molto lontana. Mi basta pensare a quando un ragazzo di colore arriva alla fermata dell'autobus e si vedono le persone irrigidirsi in maniera appena percettibile. Questo romanzo oltretutto dà al lettore la conferma che un certo tipo di discriminazione sia insito in noi anche se non lo percepiamo consciamente. Buona lettura ;)

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  4. Conosco la sinossi,un argomento di cui mi piace sempre leggere, una riconferma della persona che sono e che non vorrei mai essere. Jodi sa destreggiarsi bene creando trame superbe, confido anche in questa sua ultima fatica.
    Bellissimo l'ultimo pensiero che hai espresso, diversi ma simili, lo condivido totalmente. Un abbraccio :-)

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    1. Ti ringrazio per le tue parole, che confermano che sei più quella che vorresti essere, che non quella che pensi ;)
      Un abbraccio e buona lettura per quando deciderai di affrontare questo romanzo

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  5. Il libro mi era proprio scappato, perciò mi fa piacere averne trovato la recensione qui sul blog.
    Mi sono innamorata della scrittura della Pocoult con "La custode di mia sorella", quindi anche questo libro deve finire assolutamente tra le mie letture! :)

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    1. Se ti piace il suo modo di spiazzare il lettore, qui trovi sicuramente una lettura per te. Questa è una storia decisamente meno impattante, con una costruzione più lenta, ma bella e profonda.

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