Vecchi amici e nuovi amori - Sybil G. Brinton

Trama: I libri che amiamo finiscono sempre troppo presto. Girata anche l'ultima pagina, siamo invasi da una pungente malinconia per quel racconto che ha toccato la nostra vita e poi si è chiuso per sempre. Questo è ciò che prova un devoto Janeite alla fine di ogni storia nata dalla penna di Jane Austen. Esattamente un secolo fa, lo stesso sentimento deve aver tormentato Sybil Grace Brinton, spingendola, inconsapevole di dare inizio a un genere letterario fortunatissimo, a scrivere "Vecchi amici e nuovi amori", il primo sequel austeniano di cui si abbia notizia, pubblicato proprio nel 1913 dall'editore londinese Holden & Hardingham. Un gioco letterario che tenta di portare tutti in una volta sulla scena i personaggi principali dei romanzi canonici della "cara zia Jane": "Ci ritroviamo così in una sorta di famiglia allargata, molto simile, per inciso, a quella reale di Jane Austen, dove i rapporti di parentela si uniscono a quelli riguardanti amici e conoscenti, in una ragnatela di relazioni che porta a compimento molti dei destini, in particolare matrimoniali, lasciati in sospeso nei romanzi austeniani" (dall'Introduzione di Giuseppe Ierolli).
Titolo: Vecchi amici e nuovi amori
Autore: Sybil G.Brinton
Casa Editrice: Jo March
Anno pubblicazione: 2013
Pagine: 341
 

Avvertenza importante: il libro di seguito recensito è un sequel austeniano e quindi potrà essere letto solo da chi conosce (ed ama) i romanzi di Jane Austen. Chiamo quindi a raccolta gli amanti di questa incredibile e talentuosa scrittrice, quelli che ancora ricordano la sensazione provata quando Darcy ed Elizabeth si incontrano per la prima volta, quelli che nella vita a volte si sono sentiti come Fanny Price seduta sulla panchina, mentre il mondo scorre loro accanto senza notarli. Incontriamoci su questo terreno non neutrale solo tra estimatori per valutare in generale la bellezza dei sequel austeniani, i pregi e i difetti e per indagare la ragione che ci spinge a tornare in quei luoghi e in compagnia di quei personaggi. Solo, non raccontiamoci favole, niente ci potrà restituire il piacere provato leggendo i romanzi originali, solo la rilettura potrà darci piena soddisfazione. Eppure, come Jane Austen-dipendenti, continuiamo a cercare e a sperare.
Torniamo al libro in questione: sembra essere il primo sequel austeniano e questo gli conferisce un valore aggiunto. La scrittrice riporta sulla scena i personaggi principali dei romanzi della Austen, divertendosi a creare nuove coppie, ma mantenendosi sempre all'interno di una rispettosa imitazione del modello originale. Non solo i personaggi, ma anche i dialoghi e le situazioni sono mutuati dal prototipo e questo rappresenta la bellezza e il limite del romanzo. Bellezza perché il lettore ritrova ciò che ama e limite perché nulla di nuovo o di grande ne potrà scaturire.
Le eroine femminili del libro sono Georgiana Darcy, Kitty Bennet e Mary Crawford. Tuttavia mentre le prime due sono molto credibili, la prima per assennatezza e lealtà e la seconda per frivola leggiadria, con Mary Crawford il lettore ha un lieve momento di disappunto. Ma è la stessa che ha fatto tanto soffrire Fanny? La sorella dello scaltro Henry? Non si capisce per quale motivo l'autrice l'abbia completamente cambiata, ma chissà ...le delusioni possono averle portato giovamento. E poi incontriamo di nuovo Tom Bertram, Mr. Yates, Emma (veramente più sciocca e fatua di quanto sarebbe auspicabile), Anne Wentworth, Elinor Ferrars e naturalmente Elizabeth, Darcy, Jane e Bingley. Non mi sono mai annoiata e ho letto il libro con una sensazione di appagamento, ma se devo dare un giudizio l'ho trovato un libro gradevole, ma nulla di più. Solo una volta l'autrice ha saputo strapparmi un vero sorriso ed è stato in concomitanza con la comparsa di Mr Bennet, il quale si trova a ricevere la richiesta di assenso al matrimonio dall'ennesimo pretendente di una delle figlie. Evidentemente Mr Bennet riesce a vivere di vita propria e la sua ironia colpisce sempre il bersaglio e diverte.
L'epilogo è scontato, ma ugualmente il lettore si sarà affezionato, se non a Mary o a Kitty, sicuramente alla dolce Georgiana e la conclusione piuttosto frettolosa, con una serie di matrimoni, è in linea con i finali austeniani.
Un libro che è una coccola e che ricorderà (se mai ce ne fosse bisogno) agli estimatori di Jane Austen i motivi della loro predilezione.
Ringrazio Laura del blog La biblioteca di Eliza per avermi segnalato questo romanzo.
Voto: 3.5











P.S. Se poi vogliamo trovare degni derivati austeniani dovremo cercare dove ci può dare più fastidio, ossia in libri che ne scardinano gli assunti e ne presentano aspetti che non crediamo possibili: in questo caso, al momento, di originale e valido ho letto solo Longbourn House di Jo Baker.





CONVERSATION

6 commenti:

  1. Ne abbiamo già parlato, quindi sul libro in questione già sai come la penso.
    Come consigli di derivati posso indicarti la saga di Carrie Bebris di cui la TEA ha pubblicato 6 volumi per poi fermarsi, molto gradevoli, specie dal quarto in poi dove non sono più presenti gli elementi paranormali. Un derivato Austeniano altrettanto gradevole è "Il diario di Mr Darcy" di Amanda Grange, edito Tre60. La Auaten però, non si eguaglia e non si supera. Buona lettura ;)

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    1. Prendo nota Cecilia, ma per il momento attendo Ragione e sentimento della Bertola.
      un caro saluto

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  2. Cara Lea, da estimatrice della cara zia Jane mi sono sempre tenuta alla larga da questo tipo di romanzi che, come hai ben detto, fanno sì che il lettore ritrovi ciò che ama ma che, al contempo, non potranno far scaturire nulla di nuovo o di grande.
    Se dovessi imbattermi nella lettura di un romanzo di questo tipo sarà solo colpa delle due Laura anche se, per l'occasione, ho segnato "Longbourn House" di Jo Baker che, a dirla tutta, mi è sembrato il male minore :)
    Bacio!

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    1. Ciao Anna, addirittura tenuta alla larga? Non so se potrai farlo ancora a lungo...la ruota gira ;-)
      Quello di Jo Baker è un buon libro, vedrai che ti piacerà.

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  3. E "l'indipendenza della signorina Bennet"di Colore McCullough?

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    1. Letto pure quello! Carino, ma quello di Jo Baker ha qualcosa di più: non è solo un derivato, ha una sua voce.
      Ciao commentatrice misteriosa

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