Orfani Bianchi - Antonio Manzini

TRAMA
Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino, tutto quello che ha di bello e le dà sostegno in questa vita di nuovi sacrifici e umiliazioni. Per primo Nunzio, poi la signora Mazzanti, “che si era spenta una notte di dicembre, sotto Natale, ma la famiglia non aveva rinunciato all’albero ai regali e al panettone”, poi Olivia e adesso Eleonora. Tutte persone vinte dall’esistenza e dagli anni, spesso abbandonate dai loro stessi familiari. Ad accudirle c’è lei, Mirta, che non le conosce ma le accompagna alla morte condividendo con loro un’intimità fatta di cure e piccole attenzioni quotidiane.
Ecco quello che siamo, sembra dirci Manzini in questo romanzo sorprendente e rivelatore con al centro un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato, il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. “Nella disperazione siamo uguali” dice Eleonora, ricca e con alle spalle una vita di bellezza, a Mirta, protesa con tutte le energie di cui dispone a costruirsi un futuro di serenità per sé e per il figlio, nell'ultimo, intenso e contraddittorio rapporto fra due donne che, sole e in fondo al barile, finiscono per somigliarsi.
Dagli occhi e dalle parole di Mirta il ritratto di una società che sembra non conoscere più la tenerezza. Una storia contemporanea, commovente e vera, comune a tante famiglie italiane raccontata da Manzini con sapienza narrativa non senza una vena di grottesco e di ironia, quella che già conosciamo, e che riesce a strapparci, anche questa volta, il sorriso.

Titolo: Orfani Bianchi
Autore: Antonio Manzini
Editore: Chiarelettere
N.pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 9788861907034
Questa è una di quelle recensioni difficili da scrivere, perché è necessario rimettere in sesto un'orda di pensieri, perché vorresti dire tante cose e non sai come dirle, perché scrivere ti costringe a rivivere una lettura dolorosa...ma ci proverò.
Manzini ci mette davanti ad un dolore grande, quello che prova Mirta Mitea, una madre costretta a vivere lontana dal proprio figlio che, paradossalmente, per potergli dare una vita migliore gli fa vivere la terribile esperienza dell'orfanotrofio.
Questo libro ci fa conoscere l'altro lato della barricata, quello scomodo, quello di chi "ci ruba il lavoro", anche se pochi italiani sono disposti a farlo, quello di chi "vuol fare il padrone a casa nostra", magari perché cerca un po' di rispetto. Con questo non voglio dire che tutti gli stranieri che lavorano in Italia siano delle povere vittime incomprese, ma certamente nemmeno tutti gli italiani sono obiettivi e rispettosi. Di questo libro ho letto che contiene lo stereotipo dell'italiano che sfrutta lo straniero , trattandolo come una pezza da piedi, e per certi versi posso anche convenirne, ma è anche vero che Manzini ci parla di una singola situazione, di quelle che purtroppo esistono, di atteggiamenti che sono comuni nel nostro vissuto. Io stessa, quando mi trovo su un mezzo pubblico "gonfio di umanità", ho l'irrazionale istinto di tenere salda la borsa...me ne vergogno, ma non lo nego.
La situazione che stanno vivendo oggi gli stranieri in Italia, l'hanno vissuta in passato gli italiani che emigravano, e pochi anni fa l'hanno vissuta i meridionali che venivano a cercar lavoro al nord. Ora i "terroni" non sono più discriminati, perché sono stati sostituiti dagli stranieri, perché a volte è difficile guardare alle nostre miserie con onestà.
Non è questa l'unica storia che l'autore ci racconta.
Vicino al dolore di una madre che pensa continuamente se ha fatto la scelta giusta, c'è il dolore di Eleonora, l'anziana signora di cui Mirta si occupa, costretta a vivere una "non vita", a subire l'umiliazione di essere spogliata, lavata, imboccata da una perfetta estranea, solo perché la sua condizione economica glielo permette e il figlio lo ha deciso al posto suo.
Questo libro mi ha riproposto una questione alla quale penso spesso: il diritto ad una vita e ad una morte dignitosa.
Quando sento di persone, anche giovani, tenute in vita dai macchinari, o anziani come Eleonora, mi chiedo se sia giusto costringere una persona a vivere una vita puramente biologica. E spero di non dovermi mai trovare nella condizione di dover scegliere per altri.
Leggendo le parole di Eleonora, ho provato una grande pena.
Manzini sa sondare l'animo umano con grande maestria, sia quando ci racconta del "nostro" Rocco, sia in questa storia. E io lo adoro.
Vi lascio con un passo che mi ha colpita particolarmente:
"Non era più un corpo. Era fatta di aria. E l'aria non vede, non sente e non parla. L'aria si muove. Passa in mezzo alle strade, alle macchine, niente la può scalfire. E' aria. E passa indenne dappertutto."
Secondo me, questo accade sia per una grandissima gioia che per un immenso dolore.
E ditemi se non è poesia, questa.




CONVERSATION

19 commenti:

  1. Ciao! Leggendo questa recensione mi è venuta una grandissima curiosità! Conosco Antonio Manzini solo per i romanzi di Rocco Schiavone, ma credo che questo libro mi potrebbe piacere molto!

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    1. Ciao Silvia. Questa è una di quelle storie che ti lasciano senza fiato, soprattutto quando chiudi il libro e Manzini è un maestro, in questo.
      Prepara i kleenex, quando deciderai di leggerlo!

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  2. Mi sa che non è lettura per me, forse perchè leggendo già in ufficio milioni di scartoffie sul perchè chiedono il diritto di asilo alcuni direi che mi basta e mi avanza per millenni. Posso solo dire che in alcuni casi hanno diritto in altri ti metteresti a ridere per le cacchiate. Vabbè sono cose che non interessano quindi non mi dilungo. E' vero che a volte si trattano come schiavi ma c'è una differenza sostanziale tra i nostri migranti e i loro. Nessuno dei nostri chiedeva l'elemosina fuori ad ogni bar, supermercato o ovunque ci sia un'attività commerciale o lavoravi anche shiavizzato o andavi via, cera poco da fare. Nella mia città è diventato uno schifo per questo chiedere l'elemosina e poi dopo li vedi allontanare con tre telefonini alla mano di ultima generazione per chiamare cioè lasciamo perdere va. Ho troppo da dire per non scegliere questo libro. Scusatemi lo sfogo ragazze buona giornata ^_^

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    1. Figurati, capisco il tuo sfogo e anch'io vedo situazioni che non mi piacciono per nulla. Quello che volevo sottolineare è che ci sono anche situazioni diverse, sia da un lato che dall'altro della barricata.
      Buona giornata anche a te ;)

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  3. ...che recensione! Fa "sentire" un pochino il mal di pancia, quello che suscitano spesso le situazioni in cui non ti senti a tuo agio. E fa venire anche tanta voglia di leggerlo! Brava!

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    1. Grazie amica! E...mal di pancia sì, te lo fa venire!

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  4. Mi sa che Manzi lo conoscerò a partire da questo.
    Ottima recensione. :)

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    1. Ma grazie, Mick!
      Curiosa di conoscere il tuo parere, sia sulla storia che su Manzi ;)

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  5. Prima di tutto grafica bellissima, la noto solo adesso :)
    La recensione di oggi, cara Stefi, è meravigliosamente sentita ed è stato un vero piacere leggerti! Devo ammettere che ogni volta che leggo di questo libro scopro sempre nuove sfumature, io non l'ho ancora letto ma mi sembra di avere ogni volta un quadro più chiaro su cosa aspettarmi. Un bel cazzotto che devo predispormi a ricevere! Bacio

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    1. Ciao Anna e grazie.
      Questo è un libro che non può lasciare indifferenti, in un modo o in un altro quattro sberle te le piazza.
      Baci

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  6. Ciao Stefy toccante il libro, che leggerò sicuramente e le tue parole con le quali mi trovo in totale accordo. Il bello dei libri è soprattutto questo, remare contro a ideali che non ci rappresentano. Con il cuore pesante ti ringrazio per questa recensione.

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    1. Ciao Cuore.
      Io ringrazio te per essere sempre presente e per avere sempre belle parole nei nostri confronti.
      Concordo con te: uno dei pregi dei libri è costringere il lettore a fare i conti con se stesso e con quegli aspetti della propria personalità che tende a nascondere.
      Un abbraccio

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  7. Cara Bacci, aspettavo questa recensione, abbiamo parlato tanto di MAnzini quest'estate. L'ho visto in libreria, ma non l'ho comprato, non so nemmeno io il perchè, forse perchè non ho la mente aperta ad acquisti intelligenti o perchè ogni libro ha il suo momento. Con la tua recensione mi è venuto voglia non solo di leggerlo, ma proprio di possederlo. E si...è poesia. Bellissima recensione, grazie. Un abbraccio

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    1. Grazie mille, Baba! Sicuramente ogni libro ha il suo momento, e forse per questo non lo è ancora. Credo che per te in questo sia il momento di letture divertenti e di evasione. Però prendilo e tienilo da parte, perché merita ;)
      Un abbraccio grande

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  8. non ti leggo ora perché l'ho appena appena iniziato e quindi non voglio farmi condizionare, ma torno appena scritta la mia recensione!
    PS Ho guardato il voto però, meno male

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    1. Ti aspetto! E passerò da te per conoscere il tuo pensiero ;)

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    2. eccomi, ho appena messo giù il mio pensiero e sono passata a leggerti. Concordo su tutto, il diritto alla vita di Eleonora, la lacrima che scende e che si trasforma in morso. Mi ha fatto pensare tantissimo, oltre a tutto il resto.

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    3. Appena pubblichi, passo a leggerti. Ora puoi respirare, anche se quei pensieri ti accompagneranno per un bel po'.

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