Correva l'anno del nostro amore - Caterina Bonvicini

Trama: Nel giardino di una villa, Olivia e Valerio giocano felici. Sono cresciuti insieme e da sempre sono amici inseparabili. Eppure provengono da mondi molto diversi: Olivia è l'erede di una ricca famiglia di costruttori, mentre Valerio è il figlio del giardiniere e della cameriera. Differenze profonde nell'Italia violenta e instabile degli anni Settanta. Differenze che per due bambini come loro non significano nulla. È in una sera speciale che, a cinque anni, Olivia e Valerio si danno il primo bacio. Ma dopo poco sono costretti a darsi anche il primo addio: Valerio si deve trasferire in un'altra città, passando di schianto dalla collina bolognese alla borgata romana. Da quel momento in poi la vita prova a separarli. Senza riuscirci: quello che li lega è troppo forte. Ma è un amore difficile da difendere, soprattutto se si prendono strade che portano ad allontanarsi: Olivia tende a perdersi in vite che non possono essere la sua e Valerio rinuncia ai suoi ideali per dedicarsi a una carriera che non gli appartiene, trascinato da un'Italia ormai pienamente berlusconiana. Eppure continuano a inseguirsi, a incrociarsi, a pensare l'uno all'altro. Perché due persone legate nel profondo, non possono perdersi mai.
 
Titolo: Correva l'anno del nostro amore
Autore: Caterina Bonvicini
Editore: Garzanti
Anno Pubblicazione: 2015
Collana: Elefanti Besteller
Pagine: 257
 
Dopo aver letto l'ultima pagina di questo libro la sensazione predominante che mi ha invasa è stata l'amarezza frammista a malinconia. L'autrice si dimostra bravissima nella messa a nudo di vizi, ipocrisie e tic della nostra società, con particolare riguardo per la media e alta borghesia. Ne esce un' immagine, una fotografia della nostra storia italiana degli ultimi quarant'anni. Una foto che ci ritrae per quello che siamo e siamo stati, in parte minima con grande tenerezza e in parte predominante con disincanto, ironia e amaro umorismo.
La storia di Valerio e Olivia è quella di un amore che sfida il tempo, ma che non ha mai la forza di vincerlo: come criceti che corrono su una ruota i due protagonisti vivono una vita che sembra avere un percorso già tracciato. Sono dei personaggi cristallizzati all'interno di un ruolo, che mai riusciranno ad uscirne. Lei erede di una ricca famiglia di costruttori, lui figlio del giardiniere e della domestica. Crescono insieme in simbiosi, per poi venire separati quando Valerio, seguendo le ambizioni della madre, si trasferirà a Roma. Bellissima tutta la prima parte del libro: storie di un passato che ricordavo perché inciso anche nel mio dna, visto il mio essere coetanea della scrittrice.
Gli anni '70 e le stragi, la tensione che un bimbo riconosce ma non capisce, celata nei discorsi degli adulti, i ricordi delle feste, i calzettoni traforati con le scarpe basse e i vestitini al ginocchio. Poi gli anni '80 e i racconti di Valerio ambientati in una Roma popolare, ben lontana dagli ambienti conosciuti insieme ad Olivia, ma nella quale lui trova un suo modo di essere, nonostante tutto. Soprattutto nonostante questa figura tremenda che è la madre: una donna che chiede e chiede, spinge, indirizza e pretende un riscatto sociale. La classica donna che vuole essere contornata da vincenti, che dopo aver lasciato il padre di Valerio bollandolo come "buono a nulla", con la sua smania di arrivare spinge il nuovo compagno Max verso una fine tragica.
Passano gli anni e i due protagonisti fanno le scelte più ovvie, come se non ci fosse alternativa, e forse effettivamente alternativa non c'è. Valerio diventa un palazzinaro sfruttando le amicizie del liceo, mentre Olivia si sposa bene (ossia malissimo). Si prendono e si lasciano e intanto passano gli anni, gli amori, crescono i figli e cresce il senso di vuoto e l'insoddisfazione.
Mentre leggevo ripensavo spesso ad un altro libro, al "Matrimonio di mio fratello" di Brizzi  che nonostante le vicende in parte simili, differisce da quello della Bonvicini in modo netto. Forse in Brizzi ogni errore, ogni scelta tragicamente sbagliata viene lenita dall'amore, dalla forza che ti deriva dall'avere alle spalle una famiglia incasinata, ma unita. E a fine libro rimane una speranza, una voglia di ricominciare, pur costruendo sulle macerie.
La Bonvicini non lascia spazio a timide redenzioni. E' spietatamente lucida e la bellezza resta alle spalle, focalizzata sul tempo passato, sugli anni dell'infanzia e su quello che non potrà tornare: modi di essere, ideali e valori.
Prendo commiato da questa storia con le parole di uno dei personaggi che ho amato di più, insieme alla nonna di Olivia, ossia il rassegnato e perdente padre di Valerio:

"Poi alla fine la gente è quella che è, cosa vuoi."
Ecco riassunta dalla sua semplicità tutta la giustizia e l'ingiustizia del mondo. Una cosa da accettare, "poi alla fine", come diceva sempre lui per qualsiasi cosa tanto che era diventato un intercalare. ...Poi alla fine i vecchi sono gentili, basta avere pazienza. Poi alla fine una pensione ce l'ho. Il, "cosa vuoi", altro intercalare tipico suo, serviva a ridimensionare le pretese. Stava a cavallo tra il "cosa vuoi farci" e il "cosa vuoi di più". L'accento emiliano lo rendeva bonario, ma era una resa incondizionata. Piove, cosa vuoi. Ho mal di schiena, cosa vuoi. Sono solo, cosa vuoi.

E sapete perché l'ho amato? Perché in fondo, cosa volete, non ha raggiunto mete molto più alte dei due protagonisti. E allora tanto vale vivere più semplicemente.

Un libro da leggere per la bravura dell'autrice nel ritrarre una società, la nostra, nella quale riconoscerci a denti stretti, con un sorriso fisso che è più una smorfia di dolore e il desiderio in fondo, di essere o diventare qualcosa di diverso.


 
 
 



 
 
 
 
 

 
 

CONVERSATION

15 commenti:

  1. Bella questa tua recensione di un libro che, come sai, ho amato tanto. Forse anche per la sua spietata "verità". Per fortuna non siamo tutti come Olivia e Valerio, che probabilmente non si amavano poi così tanto. Sono contenta ti sia piaciuto! baci.

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    1. Hai proprio ragione Tessa: Olivia e Valerio non si amavano abbastanza.
      Grazie della tua assiduità!
      Bacio da Lea

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  2. L'ho segnato da quando ne ha parlato Tessa.
    Tu, certo, rincari la dose. Spero di leggerlo presto. ;)

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    1. Presto o tardi vedrai che il momento di questo libro arriverà. ;-)

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  3. Ciao, l' ho segno e sperando di leggerlo al più presto!

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    1. Ciao a te! La Bonvicini è una scrittrice molto interessante.
      Un saluto e fammi sapere

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  4. Cara Lea, letto e amato! Dovrei cimentarmi con altri romanzi di questa scrittrice, ad esempio "Tutte le donne di" che staziona sul mio Kobo da tempo immemore :)
    Bacio

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    1. Tutte le donne di è ancora più spietato. Anatomia della coppia/famiglia moderna.

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  5. Chapeau, Lea. Il mio approccio con l'autrice è stato non troppo positivo, ma questo sembra essere tutt'altro, vero, niente illusioni insomma. Ciò di cui ho bisogno, verità e realtà.Lo risegno seduta stante, visto che era scivolato nel dimenticatoio. Anche Brizzi è quasi pronto. Un abbraccio.

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    1. Ciao Cuore,
      Brizzi mi ha emozionata, la Bonvicini parla più alla mia testa e mi fa vedere cose che non vorrei.
      Ogni tanto la verità la stempero con un bel fantasy, altrimenti rischio di soffrire.
      A presto

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    2. Io sono fatta a rovescio più soffro leggendo più cerco libri duri...

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  6. Memore del bel "Tutte le donne di", segno anche questo, tenendolo presente per quando sarà il momento. Ciao Lea ;)

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    1. Tu segna Cecilia e io intanto aspetto il nuovo romanzo: oramai per me la Bonvicini è autrice da tenere presente.
      :-)

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  7. altro titolo eternamente in wl. prima o poi devo davvero decidermi a leggerlo!

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    1. Ciao Chicca,
      lo avevo sul comodino da due mesi o più...poi l'ho iniziato e finito in pochissimi giorni.

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