Non aspettare la notte - Valentina D'Urbano








Titolo: Non aspettare la notte
Autore:Valentina D'Urbano
Editore:Longanesi
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 384
ISBN: 9788830441972

TRAMA

Giugno 1994. Roma sta per affrontare un’altra estate di turisti e afa quando ad Angelica viene offerta una via di fuga: la grande villa in campagna di suo nonno, a Borgo Gallico. Lì potrà riposarsi dagli studi di giurisprudenza. E potrà continuare a nascondersi. Perché a soli vent’anni Angelica è segnata dalla vita non soltanto nell’animo ma anche su tutto il corpo. Dopo l’incidente d’auto in cui sua madre è morta, Angelica infatti, pur essendo bellissima, è coperta da cicatrici. Per questo indossa sempre abiti lunghi e un cappello a tesa larga. Ma nessuno può nascondersi per sempre. A scoprirla sarà Tommaso, un ragazzo di Borgo Gallico che la incrocia per caso e che non riesce più a dimenticarla. Anche se non la può vedere bene, perché per Tommaso sono sempre più i giorni neri dei momenti di luce. Ma non importa, perché Tommaso ha una Polaroid, con cui può immortalare anche le cose che sul momento non vede, così da poterle riguardare quando recupera la vista. In quelle foto, Angelica è bellissima, senza cicatrici, e Tommaso se ne innamora. E con il suo amore e la sua allegria la coinvolge, nonostante le ritrosie. Ma proprio quando sembra che sia possibile non aspettare la notte, la notte li travolge...

RECENSIONE

"Ogni oggetto, ogni persona, racconta qualcosa. Lo fa con il proprio corpo, con quello che si trascina dietro."
 

Aspettavo questo romanzo con ansia, con l'urgenza di leggerlo dopo averne letto la sinossi, e ringrazio Longanesi per avermene concesso una copia digitale ancor prima dell'uscita ufficiale. Di Valentina D'Urbano ho adorato Acquanera e questo romanzo, pur lontano da quelle atmosfere, mi ha conquistata allo stesso modo.
"Non aspettare la notte" è la storia di Angelica e Tommaso, due dolori che si riconoscono e si comprendono.

Angelica, bellissima figlia dell'altrettanto bella Irene e di Enrico, avvocato di successo. Irene ha "qualcosa nella testa, qualcosa che si è rotto" e Angelica cresce sapendo di non poter condividere con lei le sue esperienze, anche se non le pesa troppo perché è la sua mamma, la ama e non la cambierebbe con nessun'altra mamma al mondo. Fino ad una sera di maggio in cui Irene si presenta ad Angelica, allora tredicenne, stranamente lucida e stranamente ben vestita con solo le scarpe spaiate, e le chiede di salire in macchina con lei.
Quella sarà l'ultima sera della vita di Irene e l'ultimo momento di spensieratezza di Angelica.
Un incidente. Angelica ne uscirà viva ma completamente deturpata in tutto il corpo da innumerevoli cicatrici. Per sette lunghi anni vivrà isolata dal resto del mondo, incapace di rapportarsi alle persone, accudita dal padre e da Marinella, la domestica coreana che le farà un po' da mamma, e con un unico amico: un cappello nero a tesa larga che la nasconde a tutti.
Fino all'estate dei suoi vent'anni, durante la quale il padre la porta nella vecchia villa in campagna del nonno, nella quale ha fatto costruire una piscina, solo per lei.
Qui conoscerà Giulia, una donna che si è da poco trasferita nella casa del custode della villa portando con sè una valigia carica di dolore, per quello che è stato e che non sarà mai più. Giulia guarda Angelica come fosse "normale" conquistandola pian piano, fino a costruire un legame che entrambe non credevano possibile.
Ma soprattutto conoscerà Tommaso: bello, abbronzato, simpatico e spigliato nonostante la sua malattia, una forma particolarmente rara di retinopatia degenerativa a causa della quale "ci vedeva un po' sì e un po' no, nei giorni cattivi le cose lontane gli sembravano sbuffi di fumo". Anche lui ha un'amica "speciale", al pari del cappello di Angelica: la sua Polaroid che gli permette di poter vedere nei giorni buoni ciò che altrimenti non vedrebbe.
Tommaso che vede Angelica per quella che è, Tommaso che le dice sempre che è bellissima, Tommaso che le dice "Siamo due catorci", Tommaso che le dice"Tu non sei le tue cicatrici"
Tommaso e Angelica da quel momento vivranno momenti meravigliosi e momenti devastanti, si ameranno, si feriranno, ma avranno sempre come unico pensiero il bene dell'altro, anche se questo significa il proprio male. 

"Non ti innamori delle cose perfette, senza segni. Le cose perfette sono di tutti. Ti innamori delle zone d'ombra, delle crepe, delle storture che vedi e senti dentro, che ti appartengono. Ti innamori di chi è riuscito a sopravvivere."

Questo romanzo mi è entrato nel cuore, complici anche le ambientazioni anni '90, perfettamente ricostruite, che mi hanno riportato alla mente tanti ricordi piacevoli dei "miei anni". 
Se volete provare emozioni intense, leggete questo romanzo.
VOTO
 

CONVERSATION

15 commenti:

  1. In lettura. Non mi sta convincendo come la solita D'Urbano, personalmente, ma magari è presto per dire. Gli manca il graffio, non so. Mi fai ben sperare. :)

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    1. Sicuramente non è la solita D'Urbano e, hai ragione, manca il graffio, ma ci ho ritrovato le sue atmosfere cupe e un qualcosa di diverso da quello a cui ci ha abituato, che ho comunque apprezzato molto. Attendo il tuo parere definitivo. ;-)

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  2. "Acquanera" sarà tra le mie prossime letture (subito dopo "Leaving": Lea, stai strabuzzando gli occhi?) perché non esiste che io debba lasciar passare un altro anno senza aver conosciuto Valentina D'Urbano. Se mi piacerà, avrò un bel po' di roba da recuperare. "Non aspettare la notte" in primis.

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    1. Acquanera è uno dei miei libri del cuore, non posso che dirti: LEGGILOOOOO!!!
      Non aspettare la notte mi ha colpita in modo diverso ma con la stessa intensità.
      Bacio Rosa

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  3. Sai bene che il mio rapporto con la D'Urbano non è proprio di amore folle, ma dopo questa recensione magari un pensierino potrei farcelo. Di sicuro non adesso, perché non ho molta voglia di storie cupe, ma più in là...

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    1. So che non ami particolarmente il suo stile; questa è veramente una bella storia, spero che prima o poi tu le dia una possibilità.
      Bacioni

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  4. Dunque, l'autrice di solito mi piace, quindi il libro è in WL, il fatto che ci siano protagonisti "catorci"...mi fa un po' tremare, ma dalla tua recensione mi pare di capire che posso andare tranquilla (non c'è pietismo o buonismo, che non amo davanti a storie di malattia).

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    1. Pietismo o buonismo certamente non ne troverai, vai tranquilla. E' uno degli elementi che mi piacciono della D'Urbano.
      Un abbraccio

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  5. Ciao Stefania!!
    Non conosco questa autrice, nè tantomeno avevo visto l'uscita di questo libro...
    Bellissima la tua recensione e le citazioni che hai inserito all'interno.
    Mi segno subito il titolo!! :D
    Un abbraccio!
    Jasmine

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    1. Ciao Jasmine!
      La D'Urbano è un'autrice dalle atmosfere un po'cupe, che a me piacciono molto. Mi farai sapere ;)
      Bacio

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  6. io ho dei problemi con la D'Urbano. La leggo e mi rendo conto che è meritevole e capace ma non riesce a piacermi

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    1. A più di qualcuno non piace lo stile della D'Urbano, non sei la sola, ha un carattere forte e distinguibile.
      Per fortuna noi lettoria abbiamo la possibilità scegliere quali storie ci appagano di più, senza remore.
      Un abbraccio, Stefi
      P.S. Inviami pensieri positivi, sono alle prese con il famigerato armadio, tu puoi capire...

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    2. Ovviamente Lettori, non Lettoria...ufffff

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    3. ihihih posso capire davvero Steefaaniiaaaa

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