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venerdì 26 agosto 2016

Non aspettare la notte - Valentina D'Urbano








Titolo: Non aspettare la notte
Autore:Valentina D'Urbano
Editore:Longanesi
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 384
ISBN: 9788830441972

TRAMA

Giugno 1994. Roma sta per affrontare un’altra estate di turisti e afa quando ad Angelica viene offerta una via di fuga: la grande villa in campagna di suo nonno, a Borgo Gallico. Lì potrà riposarsi dagli studi di giurisprudenza. E potrà continuare a nascondersi. Perché a soli vent’anni Angelica è segnata dalla vita non soltanto nell’animo ma anche su tutto il corpo. Dopo l’incidente d’auto in cui sua madre è morta, Angelica infatti, pur essendo bellissima, è coperta da cicatrici. Per questo indossa sempre abiti lunghi e un cappello a tesa larga. Ma nessuno può nascondersi per sempre. A scoprirla sarà Tommaso, un ragazzo di Borgo Gallico che la incrocia per caso e che non riesce più a dimenticarla. Anche se non la può vedere bene, perché per Tommaso sono sempre più i giorni neri dei momenti di luce. Ma non importa, perché Tommaso ha una Polaroid, con cui può immortalare anche le cose che sul momento non vede, così da poterle riguardare quando recupera la vista. In quelle foto, Angelica è bellissima, senza cicatrici, e Tommaso se ne innamora. E con il suo amore e la sua allegria la coinvolge, nonostante le ritrosie. Ma proprio quando sembra che sia possibile non aspettare la notte, la notte li travolge...

RECENSIONE

"Ogni oggetto, ogni persona, racconta qualcosa. Lo fa con il proprio corpo, con quello che si trascina dietro."
 

Aspettavo questo romanzo con ansia, con l'urgenza di leggerlo dopo averne letto la sinossi, e ringrazio Longanesi per avermene concesso una copia digitale ancor prima dell'uscita ufficiale. Di Valentina D'Urbano ho adorato Acquanera e questo romanzo, pur lontano da quelle atmosfere, mi ha conquistata allo stesso modo.
"Non aspettare la notte" è la storia di Angelica e Tommaso, due dolori che si riconoscono e si comprendono.

Angelica, bellissima figlia dell'altrettanto bella Irene e di Enrico, avvocato di successo. Irene ha "qualcosa nella testa, qualcosa che si è rotto" e Angelica cresce sapendo di non poter condividere con lei le sue esperienze, anche se non le pesa troppo perché è la sua mamma, la ama e non la cambierebbe con nessun'altra mamma al mondo. Fino ad una sera di maggio in cui Irene si presenta ad Angelica, allora tredicenne, stranamente lucida e stranamente ben vestita con solo le scarpe spaiate, e le chiede di salire in macchina con lei.
Quella sarà l'ultima sera della vita di Irene e l'ultimo momento di spensieratezza di Angelica.
Un incidente. Angelica ne uscirà viva ma completamente deturpata in tutto il corpo da innumerevoli cicatrici. Per sette lunghi anni vivrà isolata dal resto del mondo, incapace di rapportarsi alle persone, accudita dal padre e da Marinella, la domestica coreana che le farà un po' da mamma, e con un unico amico: un cappello nero a tesa larga che la nasconde a tutti.
Fino all'estate dei suoi vent'anni, durante la quale il padre la porta nella vecchia villa in campagna del nonno, nella quale ha fatto costruire una piscina, solo per lei.
Qui conoscerà Giulia, una donna che si è da poco trasferita nella casa del custode della villa portando con sè una valigia carica di dolore, per quello che è stato e che non sarà mai più. Giulia guarda Angelica come fosse "normale" conquistandola pian piano, fino a costruire un legame che entrambe non credevano possibile.
Ma soprattutto conoscerà Tommaso: bello, abbronzato, simpatico e spigliato nonostante la sua malattia, una forma particolarmente rara di retinopatia degenerativa a causa della quale "ci vedeva un po' sì e un po' no, nei giorni cattivi le cose lontane gli sembravano sbuffi di fumo". Anche lui ha un'amica "speciale", al pari del cappello di Angelica: la sua Polaroid che gli permette di poter vedere nei giorni buoni ciò che altrimenti non vedrebbe.
Tommaso che vede Angelica per quella che è, Tommaso che le dice sempre che è bellissima, Tommaso che le dice "Siamo due catorci", Tommaso che le dice"Tu non sei le tue cicatrici"
Tommaso e Angelica da quel momento vivranno momenti meravigliosi e momenti devastanti, si ameranno, si feriranno, ma avranno sempre come unico pensiero il bene dell'altro, anche se questo significa il proprio male. 

"Non ti innamori delle cose perfette, senza segni. Le cose perfette sono di tutti. Ti innamori delle zone d'ombra, delle crepe, delle storture che vedi e senti dentro, che ti appartengono. Ti innamori di chi è riuscito a sopravvivere."

Questo romanzo mi è entrato nel cuore, complici anche le ambientazioni anni '90, perfettamente ricostruite, che mi hanno riportato alla mente tanti ricordi piacevoli dei "miei anni". 
Se volete provare emozioni intense, leggete questo romanzo.
VOTO
 

mercoledì 24 agosto 2016

I baci non sono mai troppi - Raquel Martos

Trama: Questa storia, che non parla di principi azzurri e principesse, inizia in Spagna molti anni fa, quando la tv era ancora in bianco e nero, le bambine ballavano con l'hula-hoop e bastava uscire a mangiare un panino per vivere una grande avventura. Un giorno, a scuola, Lucía conosce Eva. Spavalda, coraggiosa e indomita come i suoi capelli la prima. Timida, riflessiva e avida divoratrice di fagiolini crudi la seconda. Hanno entrambe solo sette anni, ma fin dal primo momento diventano amiche per la pelle. Condivideranno sogni, segreti sussurrati all'orecchio perché il ragazzino accanto non senta che si parla di lui, conquiste e delusioni, in un rapporto fatto di complicità e mille risate, tanto travolgenti e rumorose da attirare sempre i rimproveri degli adulti. Finché un litigio le separerà. Anni dopo il caso le fa ritrovare all'aeroporto di Madrid. Lucía, single, è il perfetto prototipo della manager in carriera. Eva, dopo aver rinunciato al teatro per dedicarsi alla famiglia, si barcamena tra la fine del suo matrimonio e la figlia Lola, una piccola pirata di cinque anni. Nonostante i vecchi conflitti, l'amicizia di un tempo è ancora viva, come e più di prima. Ma Lucía non può immaginare che Eva sta per chiederle il favore più importante della sua esistenza. Una storia che ci ricorda che esistono legami unici e speciali che nemmeno il tempo e la distanza riescono a intaccare. 

Titolo: I baci non sono mai troppi
Autore: Raquel Martos
Casa Editrice: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Anno pubblicazione: 2014
Pagine: 332

RECENSIONE: Ai romanzi che parlano di amicizia non so resistere. Le storie d'amore, in senso convenzionale e classico, mi spaventano; mi tiene a distanza il timore di un incontro troppo ravvicinato con il romanticismo o, peggio, con l'assenza di ironia e di umorismo! Non sia mai. Con le storie di amicizia invece mi sento in un territorio più sicuro, anche se, naturalmente, l'amicizia non è altro che una diversa forma di amore.
Grazie al gioco dei rimandi letterari che ogni lettore conosce, mi sono trovata a seguire le mollichine di pane che mi hanno condotta a Raquel Martos, un'autrice spagnala che non conoscevo. La copertina e la sinossi mi sono piaciute, l'edizione economica si prestava particolarmente a viaggiare insieme a me, così io e questo libro siamo partiti insieme. Siamo stati al mare, poi sul lago di Bled e infine ci siamo accomiatati a Lubiana, in quella che è stata la giornata perfetta delle vacanze, una giornata assolata e incantevole, di quelle che si cristallizzano nel ricordo già mentre le stai vivendo, e profumano di nostalgia.
La storia si sviluppa su due piani temporali: il passato e il presente. Nel passato l'evolversi dell'amicizia tra Eva e Lucìa: gli anni della scuola, la crescita, i rapporti familiari, i primi amori e infine l'improvvisa separazione. Nel presente il ritrovarsi a distanza di anni, con due vite diversissime: Eva madre di una bimba piccola e con un matrimonio in crisi, mentre Lucìa restìa a prendere impegni sentimentali, lanciata alla conquista della carriera. L'incontro casuale produrrà esiti inaspettati: le vite delle due si confonderanno portando il caos e un pizzico di follia dove regnava l'assennatezza e una nuova voglia di legami e di responsabilità laddove la libertà era l'unica regola.
L'epilogo mi ha lasciata con l'occhio umido e un sospirone nel cuore. Non voglio creare aspettative troppo alte, non si tratta di un capolavoro: è un racconto di vita nel quale ci si può riconoscere. Eppure, al di là del voto, il libro mi è piaciuto e mi ha regalato emozioni. Con calma leggerò anche il secondo romanzo di questa autrice e già mi immagino la trasposizione cinematografica di questo, magari grazie a Pedro Almodovar.
Vi saluto con la citazione che più di tutte mi ha fatto sentire consapevole del momento che stavo vivendo, dell'importanza di ogni singolo istante:
"Nella vita perdiamo tempo come se fosse gratis, come se lo regalassero, dimenticando che prima o poi dovremo restituirlo. Se contassimo tutti i minuti in cui siamo coscienti del fatto che ciò che stiamo facendo è unico, per quanto sembri banale e quotidiano, quanti giorni pensi che otterremmo nel corso di tutta la vita?"
Buona lettura da Lea
VOTO: 3.5

lunedì 22 agosto 2016

E le stelle non stanno a guardare - Loredana Limone












 
Titolo:E le stelle non stanno a guardare
Autore:Loredana Limone
Editore:Salani
Anno di pubblicazione: 2014
Pagine: 384
ISBN: 978-8867155163


RECENSIONE
Con grande piacere sono ritornata a passeggiare tra le vie di questo delizioso borgo, accolta nientepopodimeno che da lui, il Borgo in persona, che nel primo capitolo è voce narrante e ci racconta la sua storia, i suoi fasti, la sua decadenza e la sua rinascita.
Passeggiando sono stata (anch'io, come Marietta) accompagnata dagli sguardi 
"...che le tende merlettate mal celavano, della querula maestra, dello spinoso elettricista, della sempre più sdrucita sartina, del sibilante arrotino e della rugosa salumaia, passando davanti alle botteghe dell'avvizzita fioraia, del francesizzante parrucchiere, dell'antico fornaio."
E attirata dall'inconfondibile aroma del latte mi sono ritrovata nella latteria di Belinda con le sue piastrelle bianche con i decori raffiguranti gioiose mucchette e le sue nuvole dipinte sul soffitto, che avevo lasciato subito dopo la sua inaugurazione e ritrovo in piena e rigogliosa attività.
La latteria "Fatti mandare dalla mamma" è infatti diventata il ritrovo per tutti gli abitanti di Borgo Propizio e per tutti i turisti che hanno iniziato a visitare questo incantevole angolo e il suo Castelluccio, ormai liberato dalla nefasta presenza del fantasma. Tra i vari cambiamenti che il borgo ha subito, troviamo anche un nuovo Sindaco, dal nome curioso (ma non diteglielo, perchè si intristisce): Felice Rondinella, un paesano, compagno di scuola di Marietta, che ha grandi idee per accrescere il fascino di questo posto. La prossima iniziativa è l'apertura di una Biblioteca e la realizzazione di un Festival Culturale il Festival "Sotto Stelle Propizie" che avrà il compito di attirare nuovi visitatori e di dare una reputazione culturalmente elevata al borgo stesso.
Nelle frenetiche giornate che il borgo si appresta a vivere, ritroviamo Mariolina, felicemente sposata al suo Ruggero  
"un bene prezioso da custodire nel nocciolo del cuore e coccolarselo lì dentro, ancor più che fuori"
ma non altrettanto felice della sua nuova condizione di casalinga, pentita di aver lasciato il suo lavoro al Comune, tanto da cimentarsi nel concorso per diventare la nuova bibliotecaria; 
ritroviamo sua sorella, Marietta, che al contrario di lei ha abbandonato la tranquillità dei suoi pomeriggi passati a lavorare all'uncinetto per diventare proprietaria del 50% del negozio Fili Fatati dal 1888 e pronta per accogliere un altro cambiamento delle sue rigide convinzioni;
ritroviamo Belinda, per la quale ci saranno nuovi stravolgimenti, la zia Letizia, donna di grande cuore e grande saggezza che organizza laboratori di scrittura creativa nella latteria;
ritroviamo Ornella, ritornata al Borgo dopo la separazione del marito e ora indaffarata nell'organizzazione del Festival, e alla quale il passato tornerà a fare visita attraverso Antonia, una conoscenza dei tempi delle cene nell'alta società, che proprio nel Borgo ha cercato rifugio e conforto per il suo animo tormentato da un segreto che cerca di lasciarsi alle spalle.
Il tutto coordinato dalla pettegola Dora, che dalla sua postazione in edicola tiene sott'occhio tutto i movimenti dei borghigiani.
E ovviamente c'è lui: il Gran Musicante, la cui melodìa accompagna le giornate del borgo e la cui visita è sempre più anelata da Letizia, che cerca in tutti i modi di creare l'occasione "Propizia". Ci riuscirà questa volta?
Insomma un ritorno più che piacevole che consiglio a tutti coloro i quali siano già stati a Borgo Propizio e a chi ha voglia di storie semplici, che ci somigliano e che ci scaldano il cuore. 
Ovviamente io non vedo l'ora di tornarci, anche per scoprire quali sussulti attendano i miei amici, nel terzo capitolo "Un Terremoto a Borgo Propizio"...che sia un messaggio sulliminimale (cit. Mariolina)?
Stefi

VOTO
  

domenica 7 agosto 2016

- Chiuso per ferie -





Buongiorno amici

Questo breve post è per ricordarvi, come anticipato nella nostra pagina Facebook, che il nostro blog sospenderà le attività per un paio di settimane, durante le quali ci rilasseremo e recupereremo le energie che lavoro e caldo ci hanno sottratto.
Sicuramente non sospenderemo le letture e magari ve ne parleremo al nostro rientro. 
Vi auguriamo buone vacanze, magari in qualche bell'angolino dove leggere tranquilli, come quello che vedete qui sopra, che Lea ha scovato e fotografato a Lubjana.
Se vorrete, ci ritroverete qui il 22 agosto con nuovi consigli o sconsigli di lettura. 
Grazie per esserci e a presto, 
Lea e Stefi

giovedì 4 agosto 2016

Leaving - Jodi Picoult



Sono passati dieci anni da quando Alice Metcalf, etologa presso il Rifugio per elefanti del New England, è misteriosamente scomparsa in seguito a un grave incidente. La figlia Jenna aveva tre anni all’epoca e da allora, a dispetto della ostinata rassegnazione di sua nonna e della totale assenza di suo padre, non ha mai smesso di pensare a sua madre e di sperare di vederla ricomparire all’improvviso. Finché un giorno si fa coraggio e decide di chiedere l’aiuto di due improbabili alleati: Serenity, una sensitiva ormai non più sulla cresta dell’onda, e Virgil, il detective che conduceva le indagini sul caso e che ora, tra un whisky e l’altro, svolge in proprio inchieste di ogni tipo. Jenna cerca gli indizi di una possibile traccia nel diario di sua madre, e apprende che Alice era particolarmente interessata a studiare il rapporto che gli elefanti femmina instaurano con i loro figli, a come elaborano il lutto e a come è organizzata la loro memoria. Pur temendo di averla persa per sempre, si convince ancora di più che sua madre non può averla abbandonata di sua volontà, che il legame che aveva instaurato con lei da bambina era speciale e che qualcosa l’ha indotta a fuggire. Grazie anche all’aiuto di Serenity e Virgil, la memoria di quel che accadde si fa in Jenna sempre più circoscritta, le immagini della madre e degli eventi di cui è stata protagonista diventano sempre più nitide e iniziano a susseguirsi a ritmo crescente. In un vortice ipnotizzante di ricordi, i tre si trovano coinvolti in una ricerca ricca di colpi di scena il cui esito nessuno di loro può dare per scontato. Ma per scoprire cosa è successo veramente ad Alice, si renderanno conto che dare una risposta a domande difficili implica anche essere pronti ad affrontare risposte ancora più difficili da accettare…

Titolo: Leaving
Autore: Jodi Picoult
Editore: Corbaccio
Anno pubblicazione: 2016
Pagine: 428

Ero emozionata e anche un po' tesa all'idea di leggere questo libro, perché Laura Libridinosa mi aveva proposto di utilizzarlo per una doppia recensione, o come la chiama lei, per una LETTURA A QUATTROCCHI (potete leggere in rosso i suoi commenti) Che poi abbiamo entrambe gli occhiali, quindi sarebbero otto gli occhi. - Qui la recensione di Laura con i miei commenti - 
Pertanto, capirete bene, che prima di iniziare mi sentivo come una maratoneta ai blocchi di partenza: non volevo deludere Laura Leuccia stella del mio cuore, amica mia dolce e preziosa, tu devi smettere di vedermi come se io fossi veramente VIP, abbiamo pranzato assieme, ci sentiamo tutti i giorni…, dovevo essere all'altezza, nonostante più di un'amica mi avesse avvertita che in questo libro gli elefanti "pesavano" un pochino troppo (scatenati pure Laura) un pochino? Avete presente il peso reale di un elefante? Ecco centuplicatelo ed otterrete l’effetto di questo libro.
Quindi mi sono messa a leggere stile secchiona: post it a portata di mano e massima concentrazione, tanto che superavo gli elefanti come fossero tappe obbligate, senza fastidio, senza sofferenza e senza sbadigli io, in questo momento, ho una visione di te che saltelli da un elefante all’altro, sappilo.
Dell'autrice avevo già fatto conoscenza mesi fa con il romanzo Le case degli altri oddio! Pure quello è suo? Ok, lo cancello da Kobo. Si tratta di una scrittrice con i controfiocchi: se ha deciso di spiegarti la sindrome di Asperger (come nel libro che ho citato) te la spiega e rispiega, direi che sviscera l'argomento fino a quando non avrai più dubbi in merito esiste Wikipedia per questo: apri, leggi e ciao. In Leaving invece i soggetti portanti erano l'elaborazione del lutto, la perdita... e gli elefanti taaaaaaaanti elefanti. Posso dire che ora so molte cose sugli elefanti informazioni basilari per la tua vita, eh?, ma continuo ad amare le giraffe (questo è sicuramente l'influsso di Laura che mi rende meno seriosa si dice minchiona!, soprattutto se penso alla sua divertente ed ironica recensione).
La storia si sviluppa su due piani temporali, cosa che per me è sempre fonte di difficoltà: nel passato le vicende di Alice (ricercatrice e studiosa degli elefanti eh appunto!) e nel presente la ricerca della figlia Jenna che ha perso la mamma, ossia Alice, dieci anni prima in circostanze non molto chiare che io ancora mica ho capito bene, sai?.
La ricerca di Jenna mi ha intrigata, soprattutto perchè al suo fianco era schierata una squadra di perdenti mica da poco: una sensitiva caduta in disgrazia e un ex poliziotto alcolizzato uh ma pensa: io, te e La Bacci… coi capelli rosa! Ho sempre avuto un debole per le squadre di questo tipo, direi a partire dai musicanti di Brema in poi. La storia di Alice e di suo marito Thomas mi ha invece, a tratti, annoiata zzzzzzz.
Non posso dire molto di più se non che nel finale un colpo di scena eclatante rimescolerà tutte le carte e darà un nuovo significato alla storia peccato che io ronfassi già da metà libro.
La Picoult è sicuramente un'abile e onesta scrittrice (leggi: pallosa!), che si documenta molto bene tutta l’enciclopedia si è sfogliata, che sa creare suspence e sconvolgere il lettore, ma alla fine di una lettura io mi chiedo sempre cosa mi resta gli elefanti. In questo caso un piacere che brucia in fretta e poi non lascia traccia?
Sicuramente un bel libro, ma voglio di più. Voglio un pezzetto realistico anche di me e per me, da conservare nella memoria. Ci sono libri meno emozionanti (ad esempio quelli della Strout), ma infinitamente ed intimamente più veri.
Dipende sempre da cosa si cerca. Ma per un inizio agosto ed un inizio ferie è andata benissimo così ah sì! Come ho pisolato con questo libro, mai nella vita.
Grazie Laura per la bella opportunità che mi hai dato e Stefi .....non soffrire troppo (la Stefi adora la Picoult ELEFANTI!!!, ma questo libro deve ancora leggerlo)!
VOTO
 

martedì 2 agosto 2016

Scrivere è un mestiere pericoloso - Alice Basso












Titolo: Scrivere è un mestiere pericoloso
Autore: Alice Basso
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 12  maggio 2016
Pagine: 341
ISBN: 978-8811670889




TRAMA
Un gesto, una parola, un'espressione del viso. A Vani bastano piccoli particolari per capire una persona, per comprenderne il modo di pensare. Una dote speciale di cui farebbe volentieri a meno. Perché Vani sta bene solo con se stessa, tenendo gli altri alla larga. Ama solo i suoi libri, la sua musica e i suoi vestiti inesorabilmente neri. Eppure, questa innata empatia è essenziale per il suo lavoro: Vani è una ghostwriter di una famosa casa editrice. Un mestiere che la costringe a rimanere nell'ombra. Scrive libri al posto di altri autori, imitando alla perfezione il loro stile. Questa volta deve creare un ricettario dalle memorie di un'anziana cuoca. Un'impresa quasi impossibile, perché Vani non ha mai preso una padella in mano. C'è una sola persona che può aiutarla: il commissario Berganza, una vecchia conoscenza con la passione per la cucina. Lui sa che Vani parla solo la lingua dei libri. Quella di Simenon, di Vàzquez Montalban, di Rex Stout e dei loro protagonisti amanti del buon cibo. E, tra un riferimento letterario e l'altro, le loro strambe lezioni diventano di giorno in giorno più intriganti. Ma la mente di Vani non è del tutto libera: che le piaccia o no, Riccardo, l'affascinante autore con cui ha avuto una rocambolesca relazione, continua a ripiombarle tra i piedi. Per fortuna una rivelazione inaspettata reclama la sua attenzione: la cuoca di cui sta raccogliendo le memorie confessa un delitto.

RECENSIONE
Guarda Stefi, questa volta invece della recensione doppia facciamo l'intervista. Io ti faccio delle domande (Uh! Mi fai sentire vippa!) (giusto per metterti in difficoltà e rompere le scatole - ah ecco! Ti pareva che non c'era la fregatura?) alle quali tu rispondi in modo molto sagace (molto sagace capisci? quindi mi raccomando! - ho la netta sensazione che qua si metta in dubbio la mia sagacità).
Cosa ne pensi? Che spero di uscirne con dignità, anche se ne dubito.
Il libro lo abbiamo letto tutte e due e lo abbiamo amato entrambe, ma, se me lo permetti, per una volta vorrei essere la lettrice un po' piantagrane (che sembreresti essere tu solitamente, - ma facciamolo qualche complimento, via ! - anche se in fondo sei dolcissima - ho parlato troppo presto? Comunque...dolcissima...anche no -).
Partiamo? E partiamo!
1. Come hai trovato la nostra Vani Sarca dopo la rottura con Riccardo e la nuova carriera di consulente della polizia?
- Come posso dire? Combattiva! Ora si dedica con successo al Krav Maga, che a me sembra tanto una marca di yogurt, ma che alla nostra Vani fa molto bene. Comunque appena aperto il libro e immersa nella lettura ho ritrovato un'amica che adoro, con la sua sagacia il suo sarcasmo, il suo essere misantropa, ma profonda conoscitrice dell'animo umano. E il fatto che il romanzo si apra con Vani che finalmente si è tolta dai piedi il bel(-lo str..di)Riccardo non ha potuto che farmi piacere. Ma purtroppo ritornerà a deliziarci con la sua presenza.
Come farei per una cara amica, ho gioito con lei per il suo nuovo e stimolante incarico nella polizia e per il fatto che questo abbia potuto permetterle di farsi un po' valere con il suo dispotico editore.
2. L'immediata simpatia che Vani prova per Irma sembra essere dovuta al fatto che si riconosce in lei, quasi fosse una Vani aziana. E' un personaggio che ti è entrato nel cuore?
Assolutamente sì! E ti dirò che spero fra qualche anno di somigliarle un po'...rintronata ci sono già, incline alle osservazioni caustiche pure, all'età mi ci sto avvicinando...che mi manca? 
3. In questo romanzo sembra crearsi un legame anche dai risvolti erotici e sentimentali tra Vani e l'ispettore Romeo Berganza? Pensi ci saranno degli sviluppi? Si profila una sfida Romeo/Riccardo?
Tu il libro l'hai letto e lo sai già, a chi non l'ha ancora letto non voglio svelare troppo. Posso solo dirti che io tifo per Berganza già dal primo libro e che le lezioni culinarie che il buon Romeo dà a Vani creano un'atmosfera che ho molto apprezzato. Anche se credo sia un'ipotesi plausibile, l'unica sfida Romeo/Riccardo che apprezzerei sarebbe una sfida a duello! Ovviamente si intuirà chi vorrei far soccombere.
4. L'altra amica di Vani è la giovane Morgana? Una Vani giovane?
Morgana è un personaggio che sta crescendo pian piano e che prende sempre più le sembianze di una Vani in divenire. In questo romanzo ho proprio visto rappresentate le tre età di Vani e la cosa mi è garbata assai.
5. Il nuovo personaggio di Ivano, nipote di Berganza, pensi avrà un ruolo decisivo nei prossimi libri?
Lo credo, ma soprattutto lo spero. Secondo me Ivano è un personaggio che ha molto da dare e da raccontare e ti dirò di più: mi piacerebbe che ci fosse un intreccio di qualche tipo tra lui e Morgana, che diventassero una sorta di squadra con Vani a capo. Inoltre il personaggio di Ivano ci da modo di conoscere meglio l'uomo Berganza, il suo passato e la sua personalità e io di Berganza voglio conoscere tutto!
6. La risoluzione del giallo ti ha soddisfatta?
Mi è piaciuta molto la storia "gialla" di questo romanzo, trovo che abbia più corpo rispetto a quella del libro precedente e mi è piaciuto molto anche il modo in cui si sono intrecciati gli avvenimenti e la loro evoluzione. Quindi posso dire che mi ha decisamente soddisfatta. (Ecco...se permetti invece a me  meno... io vorrei che in questa serie la parte gialla fosse più gialla, se posso avanzare una piccolissima critica. Trovo che sia quello che manca per rendere il romanzo perfetto)
7. Come pensi si possa evolvere la storia negli altri 3 libri?
Non saprei, perchè si è capito che Alice Basso ama molto stupire i suoi lettori e creare situazioni non propriamente prevedibili. Ciò che posso dirti è che spero cresca il rapporto tra Vani e Berganza, magari minato da qualche altro belloccio tentatore, come spero che Riccardo debba struggersi in eterno per essersi fatto sfuggire l'unica donna intelligente che abbia mai frequentato. Mi auguro di veder crescere Morgana e Ivano e magari conoscere qualche nuovo personaggio del passato di Vani. E sono certa che potremmo godere di altri intrecci gialli che possano tenerci col fiato sospeso. Quindi, Alice cara, spicciati che qua siamo tutte in attesa e dato che io quando sono impaziente ingurgito zuccheri in quantità industriale, ti pregherei di non farla durare troppo!

Vorrei dire la mia: Vani ti odio! (Nuuuuuuuuuuu) Non mi posso immedesimare in te (io sì, ma solo per il suo lato asociale, anche se mi piacerebbe tanto avere anche il suo acume e le sue capacità analitiche), sei troppo ironica, caustica, intelligente e antieroina. Mi viene un rigurgito di bile a leggerti: sei l'amica che avrei sempre voluto (se puoi accontentarti, ci sono io), anzi sei la persona che vorrei essere io (no, no: tu devi restare come sei, sei perfetta così). Sei il dito medio alzato di fronte all'autorità e alle ingiustizie. Sei irriverente, bella, geniale. Vani ti odio perchè ti invidio.
E comunque nel romanzo mi sono trovata: eccomi, sono Laura, l'amica di Morgana. Personaggio simpatico, non dico di no, ma...
Ma.
Per favore Alice: fai piangere Vani almeno una volta nei prossimi libri, rendila un filino meno Vani, falle fare una puzzetta in un centro commerciale mentre dietro a sorpresa appare Berganza...dai Alice fallo....solo per regalare un attimo di consolazione a noi Laure....Ah, e grazie per tutto: ora le patatine al formaggio le conservo in frigo! ;-)
Questa potrebbe essere una bella svolta: una Vani meno Vani, ma solo per una breve parentesi, però! E io le patatine al formaggio non le conservo in frigo perché quando le porto a casa, le apro e...non c'è più niente da conservare...

Ecco: detto questo possiamo anche chiudere l'intervista, vero Stefi? Certo che sì!
VOTO: 4,5


Riassumendo: 
1 leggetelo, se non lo avete letto fatelo, se non volete leggerlo siete senza speranza e se lo avete letto...niente, rimanete qui con noi a sospirarne il seguito.
Lea e Stefi